La Psicoterapia della Gestalt: un racconto per immagini

05 Maggio 2020
Pubblicato in Arte e Psiche Etichettato sotto

Molto spesso i pazienti che arrivano nei miei studi di Psicoterapia, a Bari e Alezio mi chiedono: "Cosa faremo?", "Come funziona?", "Di cosa parleremo?"

Si tratta di domande legittime, spesso formulate nel pieno di una sofferenza psicologica (Ansia, Depressione, Panico o altro) e mostrano una grande voglia di mettersi in gioco da parte di persone che fino a quel momento non avevano avuto bisogno di rapportarsi all'universo della Psicoterapia.
Rispondere in maniera completa è spesso difficile ma ritengo SEMPRE che sia fondamentale esprimere con chiarezza il tipo di lavoro che svolgeremo insieme, io e il paziente.
In varie sezioni di questo sito ho provato a esplicitare meglio l'utilità di un percorso psicoterapeutico e le modalità in cui si lavora in seduta. Troverete queste spiegazioni QUI e anche QUI.

Con questo articolo provo a fornire le stesse informazioni ma partendo da un punto di vista differente: le immagini!
Avvalendomi del lavoro di uno dei grandi dell'illustrazione mondiale, Sergio Toppi (clicca QUI per maggiori informazioni sull'artista), descriverò alcuni aspetti salienti del lavoro in psicoterapia; in particolare tratterò il mio orientamento: la Psicoterapia della Gestalt.

In un bellissimo articolo su Sergio Toppi, che troverete interamente consultabile QUI, vengono descritti 9 elementi che caratterizzano il lavoro del disegnatore. Riporterò questi elementi nell'articolo, corredando il tutto con immagini, descrivendo come e in che modo possiamo considerarli elementi fondamentali anche per descrivere la psicoterapia della Gestalt.

Dunque, possiamo partire!

 

1| Gli elementi gestaltici

01 Toppi

Gli elementi della composizione grafica sono connessi tra loro come in una trama visiva, a volte percepita come un’unica forma. Le scene si innestano e si compongono l’una dentro l’altra, divengono corpo d’insieme: gli ambienti diventano corpi, corpi abitati. Alcuni profili delle figurazioni sono percepiti in primo piano, altri percepiti in secondo piano, come sfondo.
La psicoterapia della Gestalt sostiene il paziente a fare proprio questo processo dinamico tra figura in primo piano e sfondo estendendone il significato dal campo dei fenomeni percettivi a quello più generale che riguarda la modalità di rapportarsi dell’individuo nei confronti dell’ ambiente esterno come pure quello dell’ambiente interno. Per questo motivo il lavoro con il corpo in Gestalt è molto importante: il corpo rappresenta il punto di contatto tra l'ambiente e noi e spesso una delle domande più frequenti che lo psicoterapeuta della Gestalt rivolge è “che cosa senti nel corpo in questo momento?”. Il corpo, infatti, è la sede in cui gestiamo le sensazioni, l’eccitazione che vi è legata, le tensioni, i dolori, i piaceri; è il mezzo attraverso cui ci dirigiamo verso gli altri, entrandoci in contatto.
Non dimentichiamo che i canali di espressione che ognuno di noi possiede sono il sentire, il pensare e l’agire e sono tutti appartenenti al corpo, senza il quale non esisteremmo.
In terapia è possibile che il lavoro sul corpo parta dalla domanda “Che cosa senti?” per procedere con “che cosa pensi di quello che senti?” e finire con “che cosa decidi di fare di quello che pensi su quello che senti?”


 

2 | La linea

02 Toppi

Una linea fluida in cui gli elementi grafici sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo, in cui la fine dell’uno è l’inizio dell’altro. La forza espressiva della linea viaggia attraverso le quote dei corpi e dei paesaggi: dai castelli, ai deserti, ai dirupi, alle case... La linea lungo l’intera composizione costruisce livelli consequenziali i cui sfondi, figurazioni, oggetti, ambienti assumono unità e coesione visiva.
Allo stesso modo, la Psicoterapia della Gestalt mira a sostenere e di favorire una presa di coscienza globale della maniera in cui funzioniamo e dei nostri processi di adattamento creativo all’ambiente e di integrazione dell’esperienza presente, dei nostri evitamenti e dei nostri meccanismi di difesa o resistenze. Da questo punto di vista individuo e ambiente sono collegati, connessi... sono elementi in continuità interdipendenti che formano il cosiddetto "campo" (clicca QUI per approfondire questo aspetto).




3 | Il tratto

03 Toppi

Il tratteggio è scandito da una serie di linee verticali e oblique, più o meno spesse, nette e incisive, poste fitte una accanto all’altra. Tracciate come architetture, temperamenti rigidi e morbidi. Il tratto si fa linguaggio, texture narrativa, geometria, pattern, ricco di particolari segnici portatori di racconti. Tratti a volte morbidi come grovigli, damascati, ornamenti che costruiscono l’immagine, altre volte rigidi, netti, vertiginosi. Nell’impaginazione l’elemento di collegamento è la figura umana, il tratto che tesse la sua trama.
Si tratta di segni che spesso delineano le caratteristiche della figura disegnata, il suo lignaggio, il suo scopo di vita, il suo ruolo nella storia.
Nel lavoro psicoterapeutico ad indirizzo gestaltico si sostiene il paziente nel ricercare una coerenza interna del proprio “essere-al-mondo”, così da scoprire e sviluppare il proprio “margine” di libertà, il proprio personale stile di vita nella sua specificità e originalità.
La Gestalt ci spinge a conoscerci meglio e accettarci così come siamo, senza più sentire il bisogno di cambiare per conformarsi a un modello di riferimento. Solo accettare pienamente ciò che siamo ci restituisce l'autenticità necessaria e gli stimoli giusti per operare un cambiamento qualora ne sentissimo il bisogno.


 

4 | L'impaginazione e le inquadrature

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Ciò che più colpisce del lavoro di Sergio Toppi è l’impaginazione della tavola. Gioca con la composizione dei formati delle gabbie (ripartizione interna delle vignette) e dei balloons. Libera e riorganizza lo schema rigido delle griglie che incorniciano i contorni. Modella le gabbie, le rompe, le integra in modo variabile nelle inquadrature, nei corpi dei personaggi e nei paesaggi. L’autore realizza tavole dinamiche, non fissa per riquadri, ma un piano rappresentativo che si realizza e prende forma entra e dialoga dentro l’altro. Il contenuto di una scena che finisce nell’altra la completa e la arricchisce di nuove suggestioni e trasformazioni.
Le nostre vite sono il frutto sicuramente del nostro patrimonio genetico, della nostra educazione, del ruolo che hanno avuto i nostri genitori durante la nostra crescita e di certo esistono predisposizioni caratteriali a compiere determinate azioni invece che altre; tuttavia, anche se oggi ci comportiamo in un certo modo a causa di eventi passati, le difficoltà attuali sono connesse all’agire di oggi. Le questioni insolute del passato ostruiscono la strada del presente e, mediante la terapia, ci viene data la possibilità di far riemergere tali confitti e di esplorare modalità diverse per affrontarli. In tale processo la psicoterapia diventa sblocco, sviluppo, crescita, rottura del meccanismo paralizzante, ricerca di uno spiraglio per la vita che ci liberi dal vicolo cieco e dallo scacco matto in cui ci sentiamo di essere.


 

5 | Luci e ombre

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La qualità della luce e dell’ombra elaborata da Sergio Toppi ha un forte significato comunicativo. Netti contrasti bianco-nero, luce-ombra, chiaro-scuro, pieno-vuoto, presenza-assenza, concorrono alla costruzione e alla definizione dello spazio interno/esterno. Lo spazio vuoto non esiste, lo sfondo bianco non è spazio vuoto, apre dei varchi, zone da accogliere e raccontare. La magistrale efficacia dello spazio bianco, crea nuovi scorci prospettici, netti, nuovi spazi da abitare e narrare. Figure, ambienti e atmosfere, abitano quello spazio bianco e puro del foglio, visibile sia nei campi lunghi che nei primi piani dei personaggi.
Tutti gli elementi con cui entriamo in contatto, che siano oggetti o idee o sensazioni corporee o altre persone sono inseriti all'interno di una dinamica figura-sfondo. Primo piano e sfondo devono essere facilmente intercambiabili, secondo le esigenze del proprio essere. Passare da uno stimolo ad un altro così come da un'emozione a un'altra in maniera fluida accompagnando questo passaggio con interesse ("Mi interessa fare questa cosa e posso farla!") rende l'individuo più sicuro di sè, maggiormente in contatto con i propri bisogni e riduce i conflitti con l'ambiente e con le altre persone con una conseguente riduzione dello stress. Non può esistere azione svolta con consapevolezza se non esistesse uno sfondo, una cornice in cui questa azione possa svolgersi!


 

6 | Colore

06 Toppi

Il colore è posto come flusso narrativo. I colori pastello più netti, il bianco e il nero nella sua qualità simbolica e dicotomica, predominano la qualità stilistica delle tavole illustrate. Con l’acquarello o la china, l’immagine emerge dal liquido del colore: blu, verde acquamarina, magenta, ocra, viola, arancione. Elettriche vibrazioni tonali dell’acquarello lasciato cadere sul foglio bagnato, spugnato: Sergio Toppi realizza variegate sfumature e atmosfere che sfumano anch’esse l’una dentro l’altra immagine.
La psicoterapia della Gestalt sostiene il paziente a liberarsi da schemi di azioni e di comportamento preordinati che lo hanno condotto ripetutamente in vicoli ciechi... molto spesso sempre gli stessi! Cogliere le sfumature del mondo attorno a noi, cogliere le sfumature delle azioni possibili significa aumentare la propria libertà... la vita, così come le esperienze che ci hanno reso ciò che siamo non hanno mai un solo colore o un solo odore o un unico significato, bensì infinite tonalità che spesso si perdono e si confondono l'uno nell'altra. Sta a noi dare un senso a queste esperienze, il senso di cui abbiamo più bisogno.


 

7 | Mondi

07 Toppi

I mondi di Sergio Toppi sono in grado di trasportarci verso territori e dimensioni non sempre coscienti. Immagini e immaginari che vengono da lontano. Figurazioni, spazi e atmosfere che pare appartengano ad un ignoto passato, capaci di condurti verso momenti di sospensione: spazio-tempo, magico-realistico, sonno-veglia.
Particolarmente affascinante è il lavoro con i sogni in Psicoterapia della Gestalt: si tratta di un'importante occasione per l’integrazione di parti di sé non riconosciute.
Lavorare sui sogni significa lavorare sui problemi incontrati di notte esattamente come un’esperienza avuta da svegli con l'idea di esplorare la creazione artistica rappresentata dal sogno e raccogliere il messaggio esistenziale circa quello che manca nella nostra vita, quello che evitiamo di fare e di vivere e quelle parti di noi che abbiamo alienato e che costituiscono ora dei "buchi di personalità"; buchi a cui non avevamo prestato attenzione durante lo stato di veglia.


 

8 | Personaggi

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Personaggi etnici che fuori escono dai margini della gabbia, esprimono forti sentimenti ed emozioni appartenenti all’esistenza culturale, umana ed istintuale.
I volti dei personaggi, fortemente espressivi, potenti e neri, una messa in scena di oggetti, scenografie e costumi teatrali, si mostrano al lettore come ad un invito, pronti ad essere guardati nel profondo del proprio essere.
Durante il percorso psicoterapeutico ci si rende presto conto (terapeuta e paziente INSIEME) che esiste un forte potenziale di guarigione che passa per il riconoscimento che le vicende della propria vita non sono meno interessanti e appassionanti di quelle narrate nei romanzi.
Quel piccolo, sottile cambiamento nel percepire se stessi e il valore della propria esistenza produce, sostiene Polster, dei ribaltamenti imprevisti che restituiscono vitalità dove prima c'era una sofferenza psichica.


 

9 | Intercultura

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Sergio Toppi realizza una forma di conoscenza narrativa, emotiva ed estetica per immagini, fra verosimiglianza storica ed elaborazione fantastica. Gli stili espressivi e narrativi sono ricchi di elementi antropologici, scientifici, onirici, magici, irrazionali che pure hanno a che fare con il mondo reale.
Nella prospettiva gestaltica, anche in vari lavori sulla "contemporanea" sintomatologia dei cosiddetti attacchi di panico (clicca QUI per leggerne di più), l'importanza della comunità di riferimento, del focolare domestico, l'oikos, torna prepotentemente a dirci, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che spesso tra sofferenza individuale e collettiva il legame è ben saldo. Dall'altra parte dello spettro, rispetto a oikos, c'è polis: il luogo dei molti, della città, dell'apertura al mondo. Il passaggio cruciale da oikos a polis comporta infatti la profonda ristrutturazione delle proprie appartenenze, dei propri sfondi sicuri ed espone il soggetto alla solitudine e alla propria vulnerabilità.
Da questo punto di vista il lavoro in psicoterapia della Gestalt con un paziente significa lavorare anche con il background culturale di quel paziente; come detto prima figura e sfondo, o anche persona e ambiente sono elementi in continua comunicazione tra loro: non può esistere l'uno senza l'altro ed entrambi gli aspetti trovano posto nel lavoro terapeutico. Riprendo alcune parole di Piero Coppo, un importante esponente dell' "etnopsichiatria" in Italia:

"Se ci apriamo davvero all'incontro con l'altro, allora c'è un momento in cui il nostro edificio culturale esce traumatizzato, il trauma è tanto maggiore quanto più rigidi sono i nostri sistemi di protezione, e quanto più la nostra identità individuale di gruppo è stata costruita sull'esclusione e su pregiudizi. La reazione istintiva al trauma è di difesa e di riduzione/distruzione dell'altro; ma se riusciamo a reggere e a disporci all'accoglimento, ne seguirà la meraviglia che destabilizza, lo 'spaesamento' che ci riposiziona rispetto alle nostre identità e appartenenze." 

La Psicoterapia della Gestalt è sicuramente questo e sicuramente molto altro ma è in sostanza un viaggio, un viaggio possibile che ogni paziente intraprende... lo stesso viaggio che possiamo affrontare osservando le tavole di Sergio Toppi.

Vuoi saperne di più su chi sono e sul mio lavoro? Basta cliccare QUI!

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