Benessere di comunità: un nuovo orizzonte da pretendere in 4 punti

26 Luglio 2016
Pubblicato in Etnopsichiatria Etichettato sotto

Dai nostri Studi Professionali alla Strada: il benessere psicologico nella società post-moderna richiede una pluralità di fattori che richiederebbero competenti e funzionali politiche sociali.

La nostra aspettativa di vita, i soldi che spendiamo per farmaci e analisi mediche, i ticket ospedalieri che paghiamo, i nostri momenti di ansia e depressione sono TUTTI aspetti direttamente legati alle politiche sociali attuate dalle amministrazioni locali, regionali e nazionali in cui viviamo. Tutti questi aspetti avrebbero sostanziali miglioramenti dal punto di vista clinico ed economico se fosse perseguito con competenza l'obiettivo di migliorare ciò che potremmo definire "benessere di comunità".

L’approccio psicologico afferma che la comunità è l’istituzione massima in grado di influenzare comportamenti e senso di appartenenza dell’individuo e di garantirne la protezione attraverso una rete sociale. Perseguire il benessere di comunità vuol dire allora potenziare e mantenere "sana" la rete sociale attraverso interventi mirati da parte delle amministrazioni che stimolino la partecipazione di tutta la cittadinanza (tutta la comunità) su più fronti: la riqualificazione degli spazi urbani, i servizi sociali veri e propri, scuola-formazione e attività culturali. A questi punti ne aggiungerei un quarto: la sperimentazione e quindi l'istituzione della figura dello "psicologo di base".

1) La "riqualificazione degli spazi urbani" è un tema complesso quanto delicato e fondamentale per ciò che riguarda il miglioramento delle nostre condizioni di vita. E' una riqualificazione urbana, questo si, ma è anche e soprattutto una riqualificazione delle nostre Comunità, delle nostre Radici...del nostro Futuro persino. Il devastante isolamento e il degrado delle nostre periferie e di altri spazi residuali delle nostre città sembrano trattegiare un futuro post-atomico descritto dalla letteratura e dalla cinematografia. La parallela crisi economica degli ultimi anni completa il quadro. Non si tratta di una mera e ininfluente questione estetica: si tratta di una sostanziale diminuizione della qualità della vita e con essa per la prima volta nella storia, nel 2016, di una diminuizione dell'aspettativa di vita nel nostro Paese. (Clicca qui per saperne di più).
Una strada degradata non porta investimenti nell'apertura di attività commerciali che causa una diminuizione di servizi che molto probabilmente porterà al progressivo abbandono di quella strada da parte delle famiglie che potranno permetterselo con un crollo di affitti e prezzi che, a loro volta, concorreranno a lacerare il tessuto comunitario creando dei veri e propri ghetti di cittadini di serie B. Nelle metropoli moderne il divario tra i pochi quartieri benestanti e le sterminate banlieux-periferie-favelas è ormai uno strappo tanto visibile quanto doloroso.
Per tutti questi motivi non possiamo più permetterci interventi urbani che non tengano conto della realtà sociale in cui sono effettuati. Da questo punto di vista possiamo segnalare una modalità d'intervento che, con alti e bassi, si è sicuramente contraddistinta per innovazione e tentativo di coinvolgimento della comunità: i progetti di "Rigenerazione Urbana" della città di Torino. (Per chi volesse leggerne di più indichiamo qui il sito internet relativo agli interventi nel quartiere "Barriera di Milano", un classico esempio di periferia in trasformazione.)
La "Rigenerazione Urbana" dovrà quindi imporsi come una priorità per le amministrazioni locali che coniughi interventi urbanistici con interventi sociali, SEMPRE in parallelo. La decisione di dove e come intervenire dovrà partire dalle richieste e dall'analisi dei bisogni (si tratta di una SCIENTIFICA ricerca di tipo sociale con rilevazioni qualitative e quantitativo-statistiche) della cittadinanza. Dall'apertura dei cantieri fino all'inaugurazione dell'opera l'amministrazione deve essere presente in loco con sportelli di accompagnamento che abbiano la duplice funzione di:
- accogliere e mitigare il disagio della comunità durante le opere di cantiere,
- attivarsi in percorsi di formazione e accompagnamento verso il quartiere che diventerà... (qui per approfondire) 

2) I "servizi sociali" rappresentano da sempre, nel nostro Paese e nelle nostre città, un ambito che vibra esageratamente tra vette di invidiabile (in tutto il mondo) competenza e baratri di immobilismo, abbandono e incapacità di accogliere i bisogni della cittadinanza.
Se per il punto precedente valeva la regola di proteggere e di valorizzare il più possibile gli investimenti economici, per questo secondo punto ciò rappresenta forse l'unica opzione per tenere in vita in maniera funzionale i servizi sociali pubblici. E' necessario che ci sia interscambio tra associazioni, privati professionisti ed enti locali. Fondi Europei e progetti promossi da fondazioni private richiedono una sinergia TOTALE tra pubblico e privato in quest'epoca storica. Un'amministrazione locale competente deve essere in grado di far sedere attorno ad un tavolo tutti gli attori cittadini. Proviamo a fare un esempio: fondi investiti per l'ammodernamento di un Ser.T o di un consultorio o di un C.S.M. sono denari non valorizzati se parallelamente non procedono interventi di riqualificazione dei contesti territoriali in cui tali strutture sono situate. I servizi sociali in questo momento stanno, per usare una metafora, cercando di tappare una falla con un tappo bucato e cercando di raccogliere l'acqua con uno scolapasta. Non va bene più il tappo, non va bene più lo scolapasta e persino la falla diventa sempre più grande. E' arrivato forse il momento di attrezzarci con altri strumenti e altre competenze che affianchino i professionisti classici del settore sociale per provare ad incanalare l'acqua affinchè non vada persa.
Un professionista della salute DEVE pretendere che altre professionalità (architetti, urbanisti, cooperatori sociali, insegnanti, opinion leader, amministratori locali) li affianchino in questa estenuante battaglia.

3) Scuola, Formazione e attività culturali rappresentano il collante necessario affinchè una comunità possa rimanere coesa e per questi due settori vale quanto detto in precedenza. Gli esperti della progettazione sociale dovranno coinvolgere gli enti scolastici e di formazione nelle proprie programmazioni e gli enti devono necessariamente aprirsi al contesto territoriale in cui si trovano. Un'amministrazione locale competente "apre" letteralmente la città agli studenti in modo tale che diventi il territorio stesso la causa e il luogo di apprendimento e su questo, per esempio, si pensi alla potenzialità dei nostri centri storici. Molti dei progetti culturali e degli eventi che riscuotono il maggior successo vedono proprio il territorio circostante come soggetto, palcoscenico e sfondo per l'azione artistica in una dimensione in cui le nuove tecnologie permettono l'abbattimento delle distanze spazio-temporali e della distanza tra reale e digitale. Un centro storico può animarsi, attraverso performance teatrali, delle storie che lo compongono e subito dopo ridiventare spazio di vita quotidiana. In quest'ottica il lavoro terapeutico che svolgiamo presso i nostri studi e nel quale stiamo con i nostri pazienti mentre si attivano nuove consapevolezze, allarga il proprio orizzonte fino a comprendere una comunità intera. Si tratta di un interessante mix di saperi in cui psicologia clinica e sociale convivono in un panorama che tiene insieme anche territorio e ambiente naturalmente!

4) Un reale servizio di "Psicologo di Base" promosso dagli enti locali.
Numerosi studi ci svelano una situazione semplice ma allo stesso tempo sconvolgente: si va dal medico per quella che si ritiene una malattia ma questa è strettamente legata alla particolare situazione che si sta vivendo, dunque un intervento psicologico può avere un effetto equiparabile o superiore a quello farmacologico. È stimato che il 50% del disagio somatico presentato dai pazienti al medico di base nasconda origini di natura psicosociale. (per approfondire cliccare qui)
In alcuni studi su diverse ASL si è stimato un risparmio sulla spesa farmaceutica di circa il 20%!!
La figura dello psicologo di base (così come la presenza di psicologi in equipe di professionisti vari per interventi sociali) rappresenta sicuramente un volano per la promozione del "benessere di comunità" ma è ancora in fase sperimentale, e sicuramente ci torneremo in futuro con successivi articoli; tuttavia rappresenta un'occasione di sperimentazione di nuove forme di "cura" attraverso il reperimento di fondi adatti. Un'amministrazione locale può quindi favorire questo percorso attraverso partnerships, il comodato d'uso di spazi, la mediazione tra privato ed enti e istituzioni pubbliche, la promozione o la sponsorizzazione di eventi di sensibilizzazione...ecc. ecc.

RIQUALIFICAZIONE - SERVIZI SOCIALI - CULTURA - PSICOLOGO DI BASE quindi: a tutto questo potremmo assegnare il nome di "RIGENERAZIONE URBANA". Per quanto riguarda le politiche sociali e da quanto detto fino a qui, essa assume la connotazione di un vero e proprio nuovo paradigma decisionale: reperisce risorse, smuove idee e competenze, ricuce gli strappi sociali, protegge la memoria storica, allena a un costante pensiero di "rete" e "sistemico", crea posti di lavoro...
Migliora la qualità delle nostre vite, migliora il nostro #viverebene insomma, come dimostrano le tonnellate di letteratura scientifica al riguardo.

La "CURA" di una persona, così come di un territorio non è più solo un fatto privato: si tratta di una questione sociale e collettiva e come tale va politicamente posta la questione.

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