Siamo davvero capaci di utilizzare TUTTE le nostre emozioni al meglio per garantirci maggiore benessere? Vediamo insieme alcuni importanti spunti...

Partiamo dall'immagine sopra: si tratta di una chiarificante ricerca svolta da Lauri Nummenmaa, Enrico Glerean, Riitta Hari, and Jari K. Hietanen e consultabile liberamente qui. Le singole immagini rappresentano l'attivazione neurofisiologica percepita dai numerosi soggetti campionati per ogni stato emozionale (emozioni di base sopra ed emozioni secondarie nella fila sotto). Notiamo chiaramente che le "emozioni" sono il nome che diamo a specifiche attivazioni del nostro corpo: in giallo un'iperattivazione percepita (battito del cuore, tensioni muscolari, movimenti gastrici, afflusso di sangue ecc. ecc.) e in azzurro chiarissimo una non attivazione nel corpo. Per chiarire meglio, la depressione (fila sotto) rappresenta perfettamente questa mancata attivazione: un completo "addormentamento" del corpo che si ricollega alla sensazione di apatia e alla difficoltà di agire nel mondo quando siamo depressi.
La connessione quindi tra il nostro corpo è questa: alcune volte siamo fisiologicamente pronti ad agire in un certo modo (sento braccia e gambe che fremono e quindi posso arrabbiarmi), altre volte siamo in uno stato di quiete e quindi più propensi verso l'attesa che verso l'azione. A questi stati diamo il nome di "emozioni".

Sono buone e positive, quindi, solo le azioni che ci permettono di agire nel mondo? ASSOLUTAMENTE NO!

Tutte le emozioni e tutti gli stati di attivazione o meno sono funzionali alla nostra vita e se cerchiamo uno stato di benessere diffuso dovremmo essere in grado di passare da una emozione all'altra, percependole tutte, fluidamente nel corso della giornata senza "bloccarci" solo su qualcuna di essa.

In un contesto sano, al di là di situazioni di sofferenza psicologica (qui troverete una serie di disturbi psicologici per il quale è consigliabile l'intervento di uno specialista), TUTTE queste emozioni hanno il loro ruolo e ovviamente presentano dei rischi qualora ci bloccassimo su quella specifica emozione senza poter passare a un altro stato. Proviamo a vedere insieme ruoli, vantaggi e rischi delle emozioni principali.

GIOIA: caratterizzata da una forte attivazione in tutto il corpo è un assetto neurofisiologico funzionale per agire attivamente nel mondo (proporre idee, accogliere stimoli esterni, cercare e promuovere il contatto fisico...). Tutto il corpo è attivato e pronto all'azione.
VANTAGGI: con la gioia si agisce in maniera rapida con una visione generale dell'ambiente circostante (più che con attenzione ai dettagli), senza particolari blocchi o censure.
RISCHI: c'è poca attenzione ai dettagli visto che siamo proiettati verso l'ambiente esterno nella sua globalità. Siamo molto concentrati su quello che ci piace e su quello che vorremmo fare e di conseguenza meno propensi all'ascolto empatico. Siamo molto focalizzati su noi stessi pur in un clima di accoglienza e unione con gli altri.

PAURA: caratterizzata da un'attivazione meno marcata che nella gioia ma ugualmente rilevante nella zona dal busto in su. Si tratta di uno stato di attesa dovuta alla presenza di uno o più stimoli ritenuti minacciosi (non è detto però che lo siano effettivamente) che prepara il corpo a due tipologie di reazione alla minaccia: combattere o scappare. Per entrambe le reazione è necessario un buon afflusso di sangue e l'interruzione dei processi gastrici e digestivi che richiederebbero troppe energie. Da qui deriva quella sensazione di morsa allo stomaco e l'aumento dei battiti cardiaci tipici della paura.
VANTAGGI: c'è molta attenzione ai dettagli, necessari per comprendere la natura della minaccia e le possibili vie di fuga.
RISCHI: in situazioni di paura perdiamo di vista l'immagine globale dell'ambiente per focalizzarci su singoli dettagli per cercare di capire da dove proviene la minaccia e di quale natura si tratti. Risulta difficile pertanto agire propositivamente o andare alla scoperta di quello che ci sta intorno... in questa situazione o si combatte (trasformando la paura in rabbia per esempio) o si scappa via.

RABBIA: caratterizzata da un'attivazione più intensa che nella paura (siamo quasi al livello della gioia) ma solo nella parte superiore del corpo, la parte più adatta al combattimento. Siamo letteralmente pronti a "menare le mani"!
VANTAGGI: la rabbia fornisce l'energia necessaria al combattimento, contro un'ingiustizia subita per esempio (è una modalità tipica anche di alcuni primati) o per trasformare una situazione difficile per noi in una situazione vantaggiosa.
RISCHI: quando si rimane bloccati in una dimensione di "rabbia" perdiamo il contatto (come nella paura) con il mondo nel suo insieme e risulta difficile essere empatici con un altro essere vivente. La forza distruttrice prevale su quella creatrice e le condizioni necessarie a mantenere uno stato di rabbia sono molto "costose" per il nostro corpo e possono portare a condizioni stressanti dal punto di vista medico (infarti, ulcere, emicranie...)

TRISTEZZA: caratterizzata da un corpo dormiente scarsamente attivato. Si tratta dell'equivalente di un reset per un computer. Perdiamo interesse su tutto quello che ci sta intorno tranne che per i processi primari (mangiare, dormire...) anche se risultano essere molto faticosi.
VANTAGGI: la tristezza è funzionale a dare una pausa alla nostra vita per rivedere le nostre priorità in una situazione che è cambiata drasticamente. Il cambiamento può essere stato dettato da un lutto o da un fallimento o da una separazione o ancora, più semplicemente, dallo stravolgimento di alcune abitudini che ora non sono più possibili. Per il suo particolare stato la tristezza è ottima per trasformarsi in qualsiasi emozione; basta attendere il momento in cui siamo pronti dopo la pausa e rimettere in attività il corpo, per esempio con l'esercizio fisico o concentrandosi su stimoli provenienti dal mondo esterno.
RISCHI: quando la tristezza dura a lungo risulta difficile riprendere contatto con l'ambiente circostante, siamo irraggiungibili e isolati.

DISGUSTO: caratterizzata da attivazione che dal tratto digerente porta alla bocca passando per l'esofago, il disgusto ci da la possibilità di "vomitare" sia dal punto di vista fisico che metaforico qualcosa che non ci piace. Si tratta di un ottimo campanello d'allarme che può renderci consapevoli che attorno a noi sta avvenendo qualcosa che non ci piace.
VANTAGGI: nei tempi antichi il disgusto era funzionale a vomitare qualcosa che poteve risultare velenoso o dannoso per noi. Culturalmente anche questa emozione si è evoluta fino a diventare la misura che siamo disposti ad accettare: se una situazione di disgusta (e spesso il disgusto è proprio fisico connesso anche a sensazioni di nausea vera e propria) possiamo trasformare il disgusto in altre emozioni funzionali a operare un cambiamento (provando interesse per il cambiamento e poi magari gioia per il risultato ottenuto) oppure a rifiutare la situazione che ci disturba (magari arrabbiandosi e combattendola). Bisogna considerare che anche nel linguaggio comune, molto spesso l'affermazione delle proprie idee o dei propri principi morali passa attraverso il rifiuto e il disgusto di idee o principi che non sono in linea con noi.
RISCHI: permanere troppo in una dimensione disgusto azzera il cambiamento: se tutto ci disgusta non troveremo nulla per cui vale la pena combattere, gioire, amare ecc. ecc. A questo va aggiunto che il disgusto (quando prevalente) può portare ad una serie di conseguenze mediche e psicologiche come i disturbi dell'alimentazione.

Per concludere, tutti gli stati emozionali sono importanti e hanno una funzione. Non c'è patologia quando, per esempio, siamo tristi per un motivo ma siamo capaci di trasformare la tristezza in altro. Ovviamente ognuno di noi ha i propri tempi per farlo! Problematiche psicologiche si riscontrano unicamente quando nell'essere umano una (o più) di queste emozioni diventano stabili, fisse e fagocitano tutto il resto.

Quando siamo capaci di passare, nell'arco dello stesso giorno, attraverso tutte queste emozioni allora stiamo facendo una palestra buona per noi e per il nostro corpo. Il primo passo è essere consapevoli di quello che ci succede come ci spiega nel suo progetto di ricerca uno degli studiosi più influenti in questo campo: Paul Ekman. Vi consiglio allora uno splendido viaggio all'interno dell'affascinante progetto che Ekman sta proponendo qui!

Nei miei studi professionali a Bari, e in Salento (è possibile consultare le schede qui e qui) si offrono percorsi di sostegno psicologico, couseling, psicoterapia e molto altro (leggi qui) con al centro dell'intervento un importante lavoro volto alla consapevolezza emozionale. E' possibile SEMPRE contattarmi per un consulto, QUI troverai tutte le informazioni necessarie!

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