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Lasciamoci prendere da(l) Panico

Martedì, 22 Settembre 2015 11:24

Gli attacchi di panico o disturbo da panico sono una classe di disturbi d'ansia che costituiscono un fenomeno sintomatologico complesso e piuttosto diffuso (si calcola che 10 milioni di italiani abbiano subito uno o più attacchi di panico). Peter Pan è invece un personaggio letterario creato dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie nel 1902. Non sembra esserci alcun collegamento, eppure...

Esperienze fobiche, ossessive e compulsive

Mercoledì, 08 Luglio 2015 11:56

Le fobie, le ossessioni e le compulsioni (pur con modalità estremamente differenti) rappresentano una serie difficoltà dell’organismo del soggetto ad entrare in contatto nutriente con l’ambiente circostante, nonostante ne abbia desiderio e intenzionalità. Le gravità di tali disturbi e i livelli di sofferenza esperiti dal soggetto sono connessi con la parziale o totale compromissione della vita relazionale, professionale e sociale.

Nello stile relazionale fobico la/il paziente si sente costretto ad evitare il contatto con determinati oggetti (animati o inanimati) o con precise condizioni ambientali (spazi ampi o spazi ristretti) per non avvertire sensazioni sgradevoli e insopportabili.

Le Ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini a carattere invasivo e ripetitivo che si presentano alla mente non voluti, irrazionali e incontrollabili da parte dell’individuo.

Le azioni compulsive sono azioni, che possono avere varie frequenze, che il paziente si sente costretto a compiere sotto la spinta di un’irresistibile coazione interna per placare l’eccessiva tensione.

Il lavoro terapeutico con questi stili relazionali è improntato al sostegno della/del paziente affinché possa:

  • collocare la propria richiesta d’aiuto all’interno del ciclo vitale personale o familiare,
  • collocare nello spazio-tempo il sintomo allo scopo di contestualizzarlo all’interno delle situazioni di tensione esperite durante la giornata,
  • aumentare la propria consapevolezza corporea e dell’energia attivata nel corpo.

Disturbo di panico

Martedì, 07 Luglio 2015 18:57

Il disturbo di panico si presenta all’improvviso come sintomatologia fisica (tachicardia, sudorazione, sensazione di soffocamento, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, parestesie, brividi o vampate di calore ecc. ecc.) senza apparente connessione con problemi psicologici o esistenziali. L’attacco di panico accade, infatti, improvvisamente come sconvolgente e repentino capovolgersi dello stato psicofisico ed emozionale abituale. Vi è dunque una precipitazione di ciò che ci sostiene comunemente, in modo scontato e familiare.

Da un punto di vista epidemiologico, il picco di insorgenza di un primo attacco di panico si situa normalmente fra la tarda adolescenza e i 35 anni. Nel contesto attuale, questo periodo corrisponde ad una fase del ciclo vitale caratterizzata dal distacco della famiglia d’origine e dalla acquisizione significativa di una maggiore indipendenza. Questo passaggio diventa oggi molto delicato, in quanto è incerto e laborioso sia il radicamento nella propria famiglia d’origine, sia quello in via di costruzione. Per consentire questa separazione, la famiglia d’origine dovrebbe essere ground stabile e flessibile. L’ambiente nuovo, ciò che è “fuori” dalla famiglia d’origine, dovrebbe essere il luogo in cui trovare altri punti di riferimento rispetto ai quali collocarsi, nuove appartenenza consistenti e aperte nelle quali identificarsi e dalle quali differenziarsi. Il passaggio dall’oikos (luogo dei pochi, della casa, dell’amicizia intima) alla polis (luogo dei molti, della città, dell’apertura al mondo) sembra centrale nell’insorgenza del disturbo di panico.

Il paziente che soffre di attacchi di panico è sospeso fra appartenenze passate che non sostengono più e appartenenze future che non sostengono ancora.
In terapia, il lavoro del terapeuta con il paziente grazie allo svilupparsi del legame terapeutico si snoda attraverso varie tematiche:

  • sostenere il paziente a poter definire la propria esperienza che si presenta come qualcosa di indefinita e sconosciuta,
  • sostenere il paziente nel recuperare il continuum della sua esperienza dato che generalmente l’esperienza del panico appiattisce tutto il resto,
  • fornire al paziente un contesto sereno in cui possa collocare il “panico” all’interno della propria cornice autobiografica riuscendo ad inserirvi il disagio come un evento dotato di senso,
  • sostenere il paziente nel riappropriarsi consapevolmente del proprio orizzonte temporale personale e della rappresentazione del futuro.

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